Tribale è il nome che viene dato a quella categoria di tatuaggi che si è affermata a partire dai primi anni novanta e che si basa sui tatuaggi tradizionali degli indigeni delle varie isole del Pacifico (Samoa, Isole Marchesi, Hawaii), dei Dayak del Borneo, dei Maori della Nuova Zelanda e dai Nativi Americani.

Tribale

Lo stile tribale è caratterizzato da disegni astratti, formati da linee dalla silhouette molto marcata, di solito riempiti totalmente di nero. Spesso i disegni vengono effettuati in maniera tale da enfatizzare le linee naturali del corpo e della muscolatura. È altrettanto diffusa l'utilizzo di linee molto intricate e con disegni geometrici ripetuti che rappresentano la reinterpretazione di flora e fauna o elementi naturali, specialmente fuoco, aria e acqua.

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I tatuaggi tribali traggono le loro origini in periodi molto lontani, in cui soltanto nel momento in cui un giovane riusciva a conseguire il più adeguato livello di esperienza, saggezza e sapienza, poteva lasciarsi disegnare il fisico. Il suo corpo e il suo volto erano ricoperti da una serie di simboli dalle caratteristiche completamente astratte e indecifrabili, ma nessun elemento era lasciato al caso. Ogni singolo segno aveva una funzione precisa e serviva a raffigurare e riprodurre una scena determinata. Le origini del tatuaggio risalgono a epoche lontanissime, in cui le popolazioni non potevano avere tutti gli strumenti di cui godiamo nella società attuale. Il procedimento, che consisteva nell’applicazione di disegni sul corpo, era eseguito da un soggetto esperto che, all’interno di ciascuna comunità aveva rispetto e reverenza. Le mani del tatuatore rappresentavano lo strumento mediante cui era possibile scolpire il fisico di un soggetto, proprio attraverso l’incisione del corpo, un membro della società passava da semplice elemento di una delle tante famiglie, a uomo degno di considerazione e importanza. La saggezza e la consapevolezza raggiunta con il passare degli anni, ma anche la forza e le abilità nelle attività manuali erano riprodotte accuratamente sulla pelle, attraverso una ricerca dettagliata del passato vissuto.

Il combattente metteva in risalto la possente muscolatura di cui era dotato, attraverso la tecnica che consisteva nel ricoprire il corpo con una serie di segni astratti, che si alternavano in un susseguirsi continuo di linee e piccoli decori. Le gambe e le braccia, ma anche le mani e i piedi erano tracciati con decisione da simboli in grado di ripercorrere l’intera vita del combattente. I fattori che componevano la terra e il mare e le principali caratteristiche inerenti alle proprietà infinite che si potevano ricavare dal vento e dal fuoco, erano i punti principali che costituivano la fonte d’ispirazione del tatuatore, l’obiettivo era di incutere terrore nell’avversario o di indirizzare alla paura ogni eventuale nemico. La bravura nella caccia era riprodotta attraverso la figura di animali feroci, la capacità di accendere il fuoco per scaldarsi o per cuocere il cibo era indicata attraverso una grande fiamma sulla schiena, mentre la rapidità nella pesca era rappresentata con le onde del mare in movimento. Nonostante sia passato tanto tempo dalla nascita del tatuaggio tribale, questa pratica con il tempo ha conservato la sua originalità, assumendo anche caratteristiche di eleganza e raffinatezza. Il petto e la schiena, i polsi o le gambe, il collo e i fianchi sono le zone dove si compie un ricorso al tatuaggio tribale, affidando a una serie di figure indefinite, il compito di esprimere un’emozione o trasmettere un messaggio al mondo che ci circonda.

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